5.700 chilometri attraverso i Balcani: quando il viaggio diventa un ponte tra le persone
Ci sono viaggi che si misurano in chilometri e altri che si misurano nelle emozioni che lasciano lungo la strada. L’ultima avventura di Alessandro Mucci, ideatore del progetto Pedalando per la Ricerca, appartiene a entrambe le categorie.
Partito da Trieste il 26 dicembre, Alessandro ha attraversato i Balcani pedalando per 75 giorni consecutivi, percorrendo 5.700 chilometri e superando 55.000 metri di dislivello distribuiti in 62 tappe. Un itinerario che lo ha portato a valicare dieci frontiere e ad attraversare Paesi profondamente diversi tra loro: Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Albania e Grecia, Macedonia del Nord, Bulgaria, Romania e Serbia in un susseguirsi di paesaggi, lingue, tradizioni e culture.
Ma come spesso accade nei grandi viaggi, ciò che rimane non sono soltanto i numeri.
«Il viaggio è stato sensazionale. Dieci frontiere, culture completamente diverse l’una dall’altra ma accomunate tutte dallo stesso spirito ospitale nei confronti di un viaggiatore».
È proprio l’umanità incontrata lungo il percorso il ricordo più prezioso che Alessandro porta con sé. In particolare dalla Grecia, dove l’accoglienza si è trasformata in qualcosa di autenticamente sorprendente. Persone che gli hanno aperto le porte di casa, famiglie che lo hanno invitato a condividere il pranzo dopo una lunga giornata in sella, sconosciuti che si sono fermati per una parola di incoraggiamento o semplicemente per regalare un sorriso.
Gesti semplici che, quando si viaggia lentamente e a contatto diretto con il territorio, assumono un valore enorme.
Pedalando per la Ricerca nasce da una motivazione personale profonda e negli anni è diventato molto più di un progetto sportivo. Edizione dopo edizione, il viaggio è diventato uno strumento concreto di sensibilizzazione e raccolta fondi a favore di AIRC. Grazie alle iniziative realizzate nel corso degli anni, la raccolta complessiva ha ormai superato gli 80.000 euro. Solo nei primi mesi del 2026 sono già stati raccolti quasi 7.000 euro, un segnale importante che conferma come la bicicletta possa diventare un potente mezzo per unire sport, solidarietà e condivisione.
In un’avventura di questa portata, il mezzo con cui si affrontano migliaia di chilometri diventa inevitabilmente un compagno di viaggio. Dopo aver scelto Carrera Eravel per la traversata della Penisola Iberica tra il 2024 e il 2025, Alessandro non ha avuto dubbi sulla bici da utilizzare anche per questa nuova sfida.
«Dopo il viaggio nella Penisola Iberica andavo sul sicuro con Eravel e così è stato. La mia modalità di viaggio è relativamente leggera perché non porto la tenda con me, ma affrontando anche tappe da 150 chilometri al giorno è essenziale avere una bici altamente performante e allo stesso tempo comoda. In Eravel ho trovato tutto questo».

La scelta di utilizzare Eravel è stata sia estetica che funzionale. La bici, nella colorazione viola, è meravigliosa e non è una coincidenza visto che il fiocco del rumore al pancreas è proprio il viola. Tumore al pancreas da cui mia mamma è guarita ma da cui è partito tutto il progetto di pedalando per la ricerca. Le geometrie aero ed il mio assetto mi permettevano in pianura di pedalare ad oltre 35 km/h e grazie a queste caratteristiche potevo, essendo in inverno, in poche ore coprire il percorso prestabilito ed avere più tempo per riposare e lavorare. Al tempo stesso, nonostante abbia affrontato molti giorni di pioggia ed anche neve con temperature ben sotto lo zero non ho mai avuto nessun problema di sicurezza e la bici si è sempre comportata in modo impeccabile.
Sono due anni di fila che utilizzo Eravel ed oltre ai viaggi la uso nel mio quotidiano ed ormai la reputo una bici versatile al 100% in quanto mi permette di fare sterrati anche molto esigenti ma al tempo stesso mi permette di fare lunghe uscite con amici che hanno tutti bici da corsa.
Una caratteristica fondamentale quando le giornate iniziano all’alba e terminano molte ore dopo, con centinaia di chilometri alle spalle e nuovi confini da raggiungere il giorno successivo. In questi contesti, affidabilità, comfort e capacità di adattarsi a terreni differenti non rappresentano semplici caratteristiche tecniche, ma diventano elementi determinanti dell’esperienza stessa.
La forza del viaggio nei Balcani è stata proprio questa: la capacità di trasformare ogni tappa in una scoperta. Dalle coste dell’Adriatico alle montagne dell’entroterra balcanico, dai villaggi più isolati alle città affacciate sul Mediterraneo, ogni giornata ha aggiunto un tassello a un mosaico fatto di incontri, fatica, bellezza e gratitudine.
Perché in fondo il cicloviaggio conserva ancora qualcosa di speciale che altri modi di viaggiare hanno progressivamente perso: la possibilità di entrare davvero in relazione con i luoghi e con le persone.
E mentre il ricordo dei Balcani è ancora vivido, all’orizzonte si profila già una nuova avventura.
Dal 5 al 20 agosto Alessandro tornerà in viaggio insieme all’amico e storico compagno di numerosi progetti di Pedalando per la Ricerca, Alberto Tonelli. Destinazione: Islanda.
I due affronteranno i 1.400 chilometri della celebre Ring Road in 14 tappe, pedalando tra vulcani, campi di lava, ghiacciai e paesaggi che sembrano appartenere a un altro pianeta. Anche in questa occasione la scelta sarà la stessa: Carrera Eravel, pronta ad accompagnarli in una delle terre più affascinanti e imprevedibili del mondo.
Un nuovo viaggio, una nuova sfida e nuove storie da raccontare. Perché quando si pedala per una causa importante, ogni strada percorsa è sempre l’inizio di qualcosa di più grande.










