6.300 chilometri intorno alla Penisola Iberica: il viaggio che ha cambiato il modo di vedere il mondo

Ci sono viaggi che nascono da una destinazione. Altri, invece, nascono da una domanda.

Quando Alessandro Mucci è partito da Druento nel dicembre 2024 per compiere il periplo completo della Penisola Iberica, l’obiettivo non era semplicemente raggiungere un traguardo geografico. Quello che cercava era qualcosa di più profondo: mettersi alla prova, uscire dalla propria zona di comfort e scoprire cosa accade quando si sceglie di vivere ogni giornata affidandosi esclusivamente alle proprie gambe, alla propria capacità di adattamento e alla strada che scorre davanti alla ruota anteriore.

Settantotto giorni di viaggio. Oltre 6.300 chilometri percorsi. Più di 60.000 metri di dislivello. Un itinerario che lo ha portato dalle Alpi francesi fino alle coste atlantiche del Portogallo, attraversando alcune delle regioni più affascinanti della Spagna e rientrando infine a casa dopo quasi tre mesi vissuti in sella.

Ma i numeri raccontano soltanto una parte della storia. La vera essenza del viaggio è stata la libertà.

La libertà di attraversare paesaggi completamente diversi nel giro di pochi giorni. La libertà di fermarsi a osservare un’alba sull’oceano in Algarve. La libertà di scegliere una strada secondaria soltanto perché sembrava promettere qualcosa di interessante dietro la curva successiva. E, soprattutto, la libertà di scoprire che il mondo è spesso molto più accogliente di quanto immaginiamo.

Uno dei ricordi più vivi di quell’avventura non è legato a una salita, a una tappa particolarmente impegnativa o a un panorama iconico. È legato alle persone.

In Francia, Spagna e Portogallo Alessandro ha incontrato un livello di ospitalità che lo ha accompagnato lungo tutto il percorso. Persone pronte ad aiutare un viaggiatore sconosciuto, ciclisti che si fermavano per condividere una chiacchierata o offrire supporto, proprietari di alloggi che trasformavano una semplice prenotazione in un gesto di autentica accoglienza. Esperienze che hanno lasciato un segno profondo e che hanno confermato uno degli aspetti più belli del viaggio in bicicletta: la capacità di creare connessioni spontanee con il territorio e con chi lo vive ogni giorno.

Tra tutti gli episodi vissuti durante quei mesi, uno occupa un posto speciale: il Natale.

Lontano da casa, in una piccola località tra Barcellona e Valencia, Alessandro aveva immaginato una giornata diversa da tutte le altre, da trascorrere in solitudine. Il destino aveva però altri piani. L’invito inatteso della proprietaria del bed & breakfast dove avrebbe soggiornato si trasformò in un pranzo condiviso con persone incontrate poche ore prima. Una tavola, nuove amicizie e la sensazione che i viaggi più belli siano spesso quelli che non seguono il programma previsto.

Naturalmente non sono mancati i momenti difficili.

La Galizia, con il suo clima atlantico, il vento e la pioggia, ha rappresentato uno dei passaggi più impegnativi dell’intero percorso. Dopo settimane trascorse a pedalare per oltre cento chilometri al giorno, la stanchezza ha iniziato a presentare il conto. Eppure è proprio nelle giornate più complicate che si scopre il vero significato di un viaggio di lunga distanza: imparare ad andare avanti anche quando le condizioni non sono quelle ideali.

In un’avventura di quasi tre mesi, la fiducia nel proprio mezzo diventa un elemento fondamentale.

Per affrontare il periplo della Penisola Iberica, Alessandro ha scelto Carrera Eravel, una bici capace di coniugare prestazioni, leggerezza e comfort sulle lunghe distanze. Una caratteristica essenziale per chi affronta giornate consecutive da oltre cento chilometri, trasportando con sé tutto il necessario per vivere e lavorare in viaggio.

Perché questa esperienza aveva un’ulteriore particolarità: non era una vacanza.

Ogni mattina iniziava con alcune ore di lavoro da remoto prima di salire in sella. Computer, attrezzatura fotografica e strumenti di lavoro viaggiavano insieme all’equipaggiamento necessario per affrontare quasi tre mesi on the road. Una sfida logistica importante che richiedeva una bici affidabile, reattiva e capace di mantenere elevato il piacere di guida anche dopo migliaia di chilometri.

La scelta di un assetto bikepacking leggero ha permesso di mantenere una pedalata dinamica e performante, trasformando Eravel non soltanto in un mezzo di trasporto, ma in una vera compagna di viaggio. Una presenza costante tra passi alpini, coste mediterranee, strade atlantiche e lunghi tratti immersi nella natura.

Il periplo della Penisola Iberica è stato il primo grande viaggio di lunga durata di Alessandro. Un’esperienza che ha rappresentato un punto di svolta, aprendo la strada a nuove avventure e a nuovi progetti legati a Pedalando per la Ricerca.

Perché ogni viaggio lascia qualcosa in eredità.

In questo caso, la certezza che esistono ancora migliaia di strade da esplorare. E che alcune delle storie più belle iniziano semplicemente girando i pedali.

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